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Illustrazioni

Melancolia ospita cinque illustrazioni realizzate appositamente per la pubblicazione del libro.

Le illustrazioni ritraggono il medesimo soggetto iconografico, ovvero Maria Ferrillo, attraverso la visione mitopoietica del Suo volto.

Le cinque illustrazioni sono state realizzate a partire da due fotografie di Maria Ferrillo e rappresentano il Suo volto marino in chiara opposizione all’iconoclastia divina.

La sezione Introduzione di Melancolia sintetizza il percorso mitopoietico delle cinque illustrazioni.

Mia carissima Maria,

le parole presenti in questo libro non appaiono per proprietà mie. In un ex libris emerge la maternità del lemma; a tuo nome fu battezzato il motto dei tipografi latini: la tiara in corallo a te fu testamento dalla margherita che tutte le notti in corolla ruggiva venti volte il nome dell’amante; uguale fioritura il poeta inglese delle Fate sentì sul proprio corpo germogliare quando i midolli in lui mutarono concimi di sotterra. Tu rossa Tiade atterri i mitografi accademici perché la grammatica crolla sotto anomalie di arbusti potati male a immaginare petali evolvere in epigrammi. Esiodo si atterrisce guardandoti l’anima perché dentro porti il tuo omicida e il mare salato dell’Egeo; tanto abituata alla faticosa forgia dei Ciclopi indossi l’ubicazione delle alghe insanguinate finché mostri placida il cadavere squisito dalla bellezza ereditata in rami di fiammante brace. Non ti ferma il dolore mortale quando spezzi il Tartaro per diritto di potenza e doni alle mie dita la pselafobia delle tue falangi: le presenti pagine non seguirono alcuna dettatura olimpica tanto tu superi il vociare enneade; ugualmente abiuri i tre doni delle Muse che aiutarono l’uomo a incatenare il sonno eterno pure sugli scogli filistei. Anche al prisco accenno del capo in caduta sei splendente spolia che sottacqua rivaleggi con gli arti bronzei avvolti in abissi e archeologie. Sei maggiormente prisca del canto dei pelasgi: dividi e rovesci il mito allora Perseo fu sconfitto. Ora il cavallo alato è fermaglio al crine in fieri dalle ovidiane piume, ora il cranio argivo è rotto dalla medesima harpe che portò fobie alla serpe elementare e bassa per natura di statura: da gorgoneion doni al mondo la Grazia nell’orogenesi corallina del tuo volto in corso di stasi marina. Ammiri breve il successo sull’eroe avendo la vanità sepolta nella resa mediana che ti risana il corpo; a tuo ordine avanza il restauro erotico non oltre la soglia riallacciata tra gola e fronte affinché sia per anatomia reale che tu priva di capite parte annunci la rinuncia dell’integra salvezza. Il mito in te torna all’eziologia sociale: ora sei politico proclama a educare il mondo oltre la ragione di uno Stato che decapita addestratori di leoni virgiliani, oltre la ragione di un Dio che decapita soltanto profeti battezzati e mansueti.

Tu ragioni oltre funzione; a me tocca il pensiero semplice. Appari mitopoiesi inversa eppure salva dall’errata convinzione che l’epifania mostruosa sia esequie di parole: mai mito nacque a celebrare imprese bensì la funzione a dirti T’amo.

luglio, 2020

(Melancolia, Introduzione, pp. 11-12)